Altre minacce per gli squali

L’uomo, oltre a costituire una minaccia diretta per gli squali, esercita anche indirettamente una forte pressione su questi animali (così come su tutto l’ecosistema marino) a causa del continuo rilascio di elementi inquinanti nelle acque e nell’atmosfera.


MICROELEMENTI

Gli squali, in quanto predatori all’apice della catena alimentare, fungono da recettori finali di una serie di elementi inquinanti che vengono regolarmente scaricati in mare.

I metalli pesanti, come il cadmio, il mercurio e il piombo, sono altamente tossici e vengono progressivamente accumulati nei tessuti. Gli effetti collaterali legati a questi microelementi sono molteplici e, in taluni casi, gravissimi. Secondo alcune ricerche (Simpendorfer, 2000), i metalli pesanti sarebbero responsabili dell’alterazione della composizione del sangue, della mancata sintesi del DNA, oltre che di una drastica riduzione della fertilità delle specie colpite.

Il mercurio, in particolare, è risaputo essere il microelemento che raggiunge la più alta concentrazione nei tessuti degli squali. Sebbene il suo effetto sugli elasmobranchi non sia ancora stato chiarito del tutto è risaputo essere altamente tossico per l’uomo. Il consumo alimentare di carne di squalo contaminata può, quindi, essere molto rischioso.

Ogni anno milioni di imbarcazioni solcano le acque dei mari e degli oceani. Tra i componenti dei prodotti impiegati per la verniciatura degli scafi compare la tributilina. La presenza di quest’ultima è stata riscontrata nei reni di molti esemplari di verdesca del Mediterraneo, così come elevate concentrazioni di cadmio, arsenico e piombo nei tessuti di altre specie del Mare Nostrum con gravi conseguenze sul loro metabolismo.


RIFIUTI ALLA DERIVA

Secondo una ricerca di Greenpeace del 2006, si stima che ogni anno circa dieci milioni di tonnellate di plastica vengano scaricate in mare. Sacchi e teli di plastica si sa che rappresentano una seria minaccia per diverse specie di organismi marini (tra cui gli squali) che vi rimangono impigliati, soffocando. Anche la pesca commerciale produce i sui effetti indiretti: reti e lenze abbandonate alla deriva e mai più recuperate mietono migliaia di vittime. Il fenomeno è chiamato “pesca fantasma”.


CAVI SOTTOMARINI

Come noto, gli squali hanno una particolare sensibilità verso i campi elettrici e magnetici. Questi ultimi, in particolare, sembrano giocare un ruolo fondamentale nella loro capacità di orientamento. I cavi sottomarini impiegati per l’approvvigionamento energetico delle isole, piuttosto che per le comunicazioni telefoniche, potrebbero giocare un ruolo non indifferente nel confondere i normali punti di riferimento di questi animali.


EFFETTO SERRA E CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’alterazione della composizione atmosferica che risulta sempre più ricca di gas ad effetto serra, quali metano, anidride carbonica e protossido di azoto, sta di fatto producendo l’innalzamento delle temperature al suolo e delle acque. Questo fenomeno è indirettamente responsabile della migrazione di numerose specie di pesci dai loro habitat naturali, verso altri in cui le temperature delle acque si sono innalzate. Ne è un esempio il Mediterraneo. Queste migrazioni “inusuali” hanno un effetto diretto sulla catena alimentare, influendo sulle abitudini trofiche degli squali e di altri predatori.


DEGRADAZIONE DELL’HABITAT

L’antropizzazione delle zone costiere gioca un ruolo importante sulla possibilità di sopravvivenza di quelle specie di squalo che si spingono sotto costa per partorire, o che utilizzano le acque litorali come aree nursery. E’ il caso, ad esempio, di alcuni squali che trovano il loro habitat naturale nelle acque limitrofe agli estuari dei fiumi. Lo squalo del Gange, ad esempio, a seguito dell’intervento dell’uomo sulle coste, è pressoché scomparso dai suoi normali areali distributivi. Una situazione analoga si verifica per numerose specie tipiche delle barriere coralline che, in alcune zone del mondo, hanno visto distrutti i loro habitat in seguito all’espansione sconsiderata delle strutture turistiche.