Avvistamenti

Non lasciamo che gli avvistamenti di squali siano fini a se stessi!
Immersioni, snorkeling, gite in barca sono spesso occasione di avvistamenti. 
Quasi sempre l'avvistamento viene immortalato con foto e video per poi essere mostrato come ambito trofeo ad amici e parenti, postato su social network e girato via e-mail ad un sacco di conoscenti.
A questo punto costa davvero poco trasformare un trofeo in un prezioso contributo per la salvaguardia degli squali: condividi i tuoi avvistamenti anche con i ricercatori!
Di seguito forniamo un elenco di alcuni progetti di ricerca che raccolgono via web dati e informazioni sugli squali anche con il contributo dei non addetti ai lavori.

 

  • www.whaleshark.org

    ECOCEAN Whale Shark Photo-identification Library
    è un database in cui sono archiviati gli avvistamenti (documentati da foto e video) di squali balena (Rhincodon typus). Il database è gestito e utilizzato da biologi marini per raccogliere ed analizzare dati su questa specie di squalo. L'identificazione degli squali avviene analizzando le immagini della pelle dello squalo nella zona superiore la pinna pettorale e subito dietro le branchie: le macchie della pelle presenti in questa zona del corpo, infatti, sono differenti per ogni esemplare e permettono quindi un'identificazione univoca. L'identificazione può essere agevolata anche da altri dettagli notati durante l'avvistamento: cicatrici, tagli, marcatura. Chiunque può inviare foto, video ed informazioni in merito ad un avvistamento e sarà costantemente informato sugli eventuali aggiornamenti relativi allo squalo avvistato (se identificabile). Anche questo è un modo per aiutare la conservazione a livello mondiale di questa specie minacciata.

  • www.marinecsi.org

    Alcuni scienziati in collaborazione con il Marine Conservation Science Institute stanno effettuando, dal 1999, ampi studi sugli squali bianchi a Guadalupe, in Messico, utilizzando strumenti quali il tagging satellitare e la foto-identificazione. Con la tecnologia del tag-sateliltare hanno raccolto informazioni preziose sul comportamento e sugli spostamenti degli squali bianchi tra cui profondità raggiunte, temperature incontrate, modelli di movimento giornaliero e migratorio. Con l’ausilio di fotografie e filmati hanno individuato un sistema unico per la foto-identificazione dei singoli esemplari di squalo bianco basato sulla catalogazione degli schemi di colore presenti sulle pinne e sulle branchie, del sesso, delle mutilazioni e delle cicatrici. Grazie a questo sistema, negli anni sono stati catalogati parecchi squali bianchi nella zona di Guadalupe; il catalogo oggi conta 108 esemplari. Le immagini degli squali catalogati sono visionabili su questa pagina web http://netviewer.usc.edu/FishFinder/FishFinder.asp; ad ogni esemplare è stato assegnato un numero ed un nome identificativo. Quindi qui potrete vedere ad esempio che ha aspetto hanno Chicka o FatTony e leggere quali sono le tipologie di pigmentazione e le altre caratteristiche che hanno permesso l’identificazione dell’esemplare. Vi è anche la possibilità di inviare le vostre foto di grandi squali bianchi, ma non è specificato se sono di interesse anche foto scattate in altre parti del mondo.

  • www.whitetip.org

    Nick Whitney, della University of Hawaii di Manoa, nell'ambito del progetto "squalo pinna bianca di barriera delle Hawaii" sta raccogliendo le foto degli squali pinna bianca da subacquei ricreativi e fotografi scattate nelle isole Hawaii al fine di apprendere il più possibile sui tempi di residenza e sui movimenti di questi squali. Il progetto si avvale di tecniche innovative per lo studio dell'attività, dei movimenti, del comportamento e della struttura genetica della popolazione di pinna bianca all'interno dell'arcipelago delle Hawaii, in tutto il Pacifico tropicale e nell'Oceano Indiano. Benché il progetto sia focalizzato prevalentemente sull'area delle Hawaii, sono gradite foto di squali pinna bianca scattate in ogni parte del mondo, poiché ogni foto può contribuire ad analizzare modelli di distribuzione, densità e comportamento di questa specie.

  • www.squaloelefante.it

    Nel 2006 MedSharks, con la collaborazione dei parchi marini di La Maddalena, Asinara e Tavolara, ha dato vita all’Operazione Squalo Elefante (OSE), la prima ricerca “sul campo” in Mediterraneo su questo misterioso animale. Nell’ambito del progetto è stato realizzato uno schedario fotografico delle pinne dorsali, l’equivalente delle impronte digitali di questi animali, finalizzato all’identificazione degli esemplari ed al confronto con gli schedari dei ricercatori stranieri per capire se la popolazione mediterranea di questi squali frequenti anche altri mari e oceani. Subacquei, pescatori sportivi e velisti promossi sul campo sentinelle ambientali della Sardegna e non solo. Grazie alle segnalazioni che saranno inviate, l'Operazione Squalo Elefante potrà aggiornare la mappa della presenza di questi immensi e misteriosi squali, che compaiono in modo imprevedibile e spariscono poi nel nulla. Se hai visto uno squalo elefante, in Sardegna o anche altrove, invia la tua importante testimonianza al team di www.squaloelefante.it

  • www.mcsuk.org

    Nel corso degli ultimi 25 anni, Marine Conservation Society ha svolto una campagna per migliorare la protezione giuridica degli squali elefante. Il programma Basking Shark Watch ha dato vita al più grande database di avvistamenti di squalo elefante nel mondo ed è stato fondamentale per identificare gli squali avvistati in superficie. Durante la primavera e l'estate questi squali affiorano maggiormente in superficie per cibarsi di plancton e questo offre a ricercatori, e a qualsiasi altra persona che sia in mare, la possibilità di fotografarli. Le fotografie permettono di analizzare segni naturali (pigmentazione) o segni acquisiti nel tempo (cicatrici, ferite) presenti sul corpo dello squalo; questi segni, di solito individuabili sulla pinna dorsale, caudale o sul dorso sono unici per singoli animale. Nonostante il progetto abbia già portato ad importanti risultati in ambito di tutela della specie, il lavoro dei ricercatori non è terminato poiché ancora molto poco si conosce di questi giganti del mare. Se avete visto squali elefante nelle acque del Regno Unito e dell’Irlanda potete effettuare la vostra segnalazione sul sito www.mcsuk.org alla pagina http://www.mcsuk.org/conservation_in_action/Basking sharks

  • www.spotashark.com

    Spot a Shark è un progetto di ricerca senza scopo di lucro che è stato istituito in collaborazione con il Marine Ecology Group della Macquarie University. L'obiettivo finale di questo progetto è la conservazione della popolazione di squali toro (Carcharias taurus) lungo la costa orientale del New South Wales (stato sud-orientale dell’Australia). Tale scopo lo si vuole perseguire con l’utilizzo di un sistema non invasivo di foto d'identificazione degli esemplari che andrà gradualmente a costituire un database di immagini e dati per lo studio dei movimenti della popolazione degli squali e che potrà essere di ausilio in altri progetti scientifici in corso o futuri. Ogni squalo toro ha una serie di macchie di pigmentazione su entrambi i lati del loro corpo unica per ogni squalo. Spot a Shark richiede ai subacquei di contribuire a questa ricerca inviando foto di squali toro di questa zona dell’Australia (verificare direttamente con Spot a Shark se possono essere di interesse foto scattate in altre parti del mondo).