Classificazione

Immaginate di aprire un supermercato: vi trovate di fronte un locale completamente vuoto, privo di scaffali, celle frigorifere e quant’altro. Immaginate ora di doverlo organizzare interamente. Deciderete per esempio di dividere il locale in due parti: una per gli alimentari e una per i prodotti non commestibili. Il reparto alimentari lo suddividerete ulteriormente in prodotti freschi, surgelati e a lunga conservazione fino ad arrivare alla singola corsia contenente la pasta, suddivisa sui diversi ripiani per tipologia, marca e dimensione delle confezioni. Avete appena terminato una rudimentale classificazione.

In natura esistono migliaia e migliaia di esseri viventi che, nel corso dei secoli, sono stati scoperti, osservati fin nel minimo dettaglio e “raggruppati” in sottoinsiemi via via sempre più omogenei, fino ad arrivare a macrogruppi di individui tra di loro sempre più simili. Grazie a questo meccanismo, applicato nel nostro caso al regno animale, è stato possibile arrivare a definire otto grandi gruppi (ordini) di squali che differiscono tra loro per morfologia, dimensioni, distribuzione e abitudini alimentari. Ciascun ordine comprende al suo interno un numero variabile di famiglie che, a loro volta, sono composte di specie aventi caratteri morfologici tra di loro comuni. Nel caso degli squali, tali caratteri fanno riferimento a denti, pinne, spine, scheletro e a caratteristiche genetiche o immunologiche.

L’attività di classificazione si deve ad una branca della biologia detta “sistematica” ed ebbe inizio nella seconda metà del 1700 con Carl Von Linnè, un naturalista svedese i cui risultati portarono alla definizione di decine di specie appartenenti al regno animale e vegetale. L’attività di classificazione è ben lungi dall’essere terminata e continua ai giorni nostri con la periodica scoperta di nuove specie siano esse vegetali, o animali. La funzione della sistematica, oltre a quella di “mettere ordine” tra i vari organismi viventi, è quella di rendere ciascuna specie unica e inconfondibile. Un caso pratico applicato ad uno squalo? Eccolo: spesso nei documentari si sente nominare il “bull shark” che, tradotto dall’Inglese, significa letteralmente “squalo toro”. Tuttavia, mentre “bull shark” nella nomenclatura comune inglese definisce lo squalo Leucas - e cioè quella che è considerata essere la terza specie più pericolosa al mondo – il nome “squalo toro” identifica per noi Italiani un lontano parente dello squalo bianco, pressoché innocuo e che spesso vediamo nuotare pigramente negli acquari di tutto il mondo. Ecco allora venire in nostro supporto la nomenclatura binomiale che attribuisce ad ogni specie un nome scientifico latino, univoco e composto da due termini: il genere e la specie (es: Carcharodon carcharias). Il primo viene sempre scritto in maiuscolo, mentre il secondo in minuscolo.

Seguendo le regole della nomenclatura binomiale, lo squalo Leucas (o “bull shark”) sarà quindi identificato dalla comunità scientifica internazionale con il nome Carcharhinus leucas, mentre lo squalo toro con quello di Eugomphodus taurus. In questo modo ogni possibilità di errore o fraintendimento viene fugata.

Di seguito viene riportata la classificazione degli squali ad oggi riconosciuta.

REGNO

Animalia

PHYLUM

Cordata

SUBPHYLUM

Vertebrata

CLASSE

Condritti

ORDINE

Squatiniformi

Pristioforiformi

Squaliformi

Exanchiformi

Carcariniformi

Lamniformi

Orectolobiformi

Eterodontiformi

 

Squatiniformi
Pristioforiformi
Squaliformi
Exanchiformi
Carcariniformi
Lamniformi
Orectolobiformi
Eterodontiformi