Dispositivi elettrici
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Scritto da Fabrizio   
Di recente introduzione, i dispositivi elettrici trovano la loro utilità sfruttando la sensibilità degli squali a campi elettrici anche di intensità contenuta. I dispositivi, dotati di una batteria, di un interruttore e di una coppia di elettrodi, generano un campo elettrico intorno alla zona da proteggere creando una sorta di barriera invisibile che respinge gli squali. Lo Shark POD (Protective Oceanic Device) di cui esiste sia una versione da indossare quando ci si trovi in immersione, sia una da applicare a tavole da surf o imbarcazioni, venne sviluppato nella seconda metà degli anni ’90 dal Natal Sharks Board sudafricano, con l’intento di fornire un dispositivo di sicurezza per i subacquei commerciali, più che ricreativi, essendo questi ultimi più interessati ad attirare gli squali che non ad allontanarli. Lo Shark POD è costituito da una batteria a 12V, un indicatore di carica, un elettrodo da posizionare sulla bombola e un secondo elettrodo da applicare ad una delle due pinne. Il POD va attivato ad inizio immersione e disattivato solo dopo l’uscita dall’acqua. Il dispositivo è risultato molto efficiente con la stragrande maggioranza delle specie sulle quali è stato sperimentato, sebbene alcune di esse (quali, ad esempio, l’inoffensivo squalo nutrice) abbiano dimostrato scarsa sensibilità al sistema. Tra i collaudatori dello Shark POD, ci furono anche gli australiani Ron e Valerie Taylor che lo testarono anche sullo squalo bianco verificandone l’efficacia.

I Taylor osservarono, però, che squali di grandi dimensioni come lo squalo bianco o lo squalo tigre venivano respinti dallo Shark POD solo nelle fasi più inquisitorie, ma non ne erano apparentemente infastiditi quando erano in piena frenesia alimentare. Va, inoltre, sottolineato che si sono verificati (un paio) di casi di subacquei attaccati da squali bianchi nonostante avessero lo Shark POD attivato. Un altro limite dello Shark POD, quando questo sia applicato ad una tavola da surf, sta nella possibilità che la tavola sia mal posizionata rispetto alla superficie dell’acqua e che il campo elettrico si disperda in superficie rendendolo del tutto inefficace. La commercializzazione del POD iniziò nel 1996 e cessò nel 2001, quando il brevetto venne ceduto alla ditta australiana Seachange Technologies che ne produsse una versione modificata: lo Shark Shield.

Lo Shark Shield altro non è che una versione modificata e migliorata dello SharK POD sudafricano. Il secondo elettrodo, che nel POD era posizionato sulla pinna, è sostituito da un’antenna che viene assicurata alla caviglia del subacqueo, alla tavola da surf, o alla chiglia dell’imbarcazione. Ne esistono diverse versioni che vanno da un prezzo minimo di 680 dollari, fino ad un massimo di circa 850.