Gabbie antisqualo
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Scritto da Fabrizio   
Il dispositivo senz’altro più sicuro per la protezione dagli squali è costituito dalle gabbie. Queste ultime vengono impiegate sia per motivi di ricerca, sia a scopi ricreativi. Negli ultimi anni, il cage diving è diventato molto diffuso in quei paesi (Australia, Sudafrica, Nord America) dove l’osservazione degli squali bianchi è ormai una pratica molto popolare, oltre che un notevole business. Sporadicamente, le gabbie antisqualo vengono utilizzate anche con squali tigre, mako e verdesche. E’ opportuno sottolineare, tuttavia, che mentre in questi ultimi tre casi la scelta di avvalersi della gabbia è opzionale, non lo è mai nel caso dello squalo bianco.

L’impiego della gabbia, oltre a garantire al 100% la sicurezza dei subacquei, ha un grandissimo vantaggio rendendo possibile l’osservazione degli squali nel loro ambiente naturale anche a coloro i quali siano sprovvisti di brevetto subacqueo. Esistono molteplici tipologie di gabbia: monoposto, biposto, quadriposto e con sbarre di foggia e resistenza diverse. Quello che è importante notare, tuttavia, è che – contrariamente a quanto si pensa – la robustezza delle gabbie non è così fondamentale. Gli squali non hanno alcun interesse verso il contenuto delle gabbie, sebbene possa succedere che queste ultime vengano morse od urtate. Agli albori del cage diving, quando questa pratica era limitata a poche decine di documentaristi in tutto il mondo, era prassi comune legare le esche direttamente alla gabbia. Ciò, inevitabilmente, induceva gli squali a venire spesso a contatto con sbarre e galleggianti. In alcuni documentari d’epoca si vede chiaramente che avere l’esca assicurata alla gabbia poteva mettere in situazioni potenzialmente pericolose sia il subacqueo, sia lo squalo: una volta addentata l’esca, lo squalo - tentando di strapparla dalla cima - la scuoteva come una scatola di sardine, rischiando di impigliarsi nelle cime che la assicuravano alla barca. Ai giorni nostri, le esche sono rigorosamente legate a cime manovrate dal personale della barca e trascinate verso la gabbia solo per attirare gli squali verso i turisti. Può capitare, tuttavia, che l’esca venga avvicinata eccessivamente alla gabbia e che lo squalo, nello slancio, ci finisca contro o che la morda scambiandola per l’esca. Si pensa, inoltre, che nelle ultime fasi dell’attacco, il lieve campo elettrico generato in acqua dalla struttura metallica della gabbia possa indurre lo squalo in errore spingendolo a morderla. Sta di fatto che gli eventuali morsi a carico delle sbarre vengono sferrati nel solo tentativo di azzannare l’esca che pochi secondi prima si trovava a fluttuare a pochi cm dalle sbarre. Un altro inconveniente, peraltro rarissimo, consiste nell’ingresso dello squalo all’interno della gabbia: può accadere specialmente con squali di piccole dimensioni o dal corpo affusolato, come le verdesche, ma è successo anche con grandi squali bianchi infilatisi nello spazio lasciato aperto tra le sbarre per permettere ai turisti di scattare fotografie o girare filmati. L’unica soluzione, se ciò dovesse accadere, è quella di uscire dalla gabbia e risalire in barca lasciando ai responsabili la possibilità di risolvere la situazione. Rimanendo nella gabbia in cui si sia incastrato uno squalo bianco, infatti, si rischierebbe solo di farsi male. Il rischio non è quello di essere morsi (l’ultima cosa a cui penserà lo squalo sarà quella di mordervi), ma di uscirne pieni di lividi per gli scossoni e i colpi che si potrebbero ricevere da un bestione di mezza tonnellata che cerca di divincolarsi.

Le gabbie antisqualo vengono generalmente mantenute a pelo d’acqua ma, occasionalmente, possono essere calate sul fondo lasciando la possibilità ai subacquei (se video operatori professionisti, o ricercatori) di uscirvi momentaneamente. Alcune gabbie, tuttavia, sono equipaggiate con un sistema che consente di regolare la profondità di galleggiamento. Quest’ultimo si basa sull’impiego di aria compressa che può essere immessa o rilasciata da appositi cassoni, similarmente a quanto accade per i GAV da immersione. Contrariamente a quanto si pensa, l’osservazione degli squali in gabbia avviene in snorkeling, piuttosto che con il gruppo ARA indossato: le bolle d’aria espirate dai subacquei tendono, infatti, ad infastidire gli squali e a mantenerli lontani dalla gabbia. La scelta di optare per un sistema ARA, octopus, o per il semplice snorkel dipende dal cage diving operator, dalle condizioni del mare e dal comportamento degli squali della zona.

Alcune gabbie particolari, infine, consentono di vivere un’esperienza più “reale” rispetto alle gabbie tradizionali. Si tratta di specifiche gabbie in plexiglass, le cui pareti completamente trasparenti danno l’impressione al subacqueo di non aver alcun tipo di barriera tra sé e gli squali. La sicurezza, tuttavia, è garantita anche in questo caso.

Gabbia semoventeInfine, per i subacquei professionisti che non possono esimersi dallo scendere sul fondo per eseguire operazioni di vario tipo, quale la pesca all’abalone, è stata messa a punto una specifica gabbia semovente, dotata di propulsione. Quest’ultima venne inventata, realizzata e messa a punto da un pescatore di abalone, stufo di avere squali bianchi che gli giravano intorno con aria curiosa.