Mute antisqualo
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Scritto da Fabrizio   
Prima di arrivare alle moderne mute antisqualo, il percorso è stato lungo e bizzarro. In un primo tempo, i progettisti pensarono di formare una barriera protettiva tra il subacqueo e lo squalo grazie ad una muta chiodata che si rivelò ben presto troppo pesante per poter essere utilizzata in immersione.
Le attuali mute metalliche antisqualo richiamano quelle utilizzate dai soldati medioevali e sono formate da piccoli anelli metallici uniti tra loro tramite il cosiddetto “punto spiga”. Le mute, di peso variabile a seconda del materiale impiegato, sono costituite da un unico pezzo che ricopre interamente il subacqueo ad eccezione delle mani, protette da guanti staccabili e fatti dello stesso materiale. Questo tipo di muta viene impiegato principalmente da ricercatori che debbano essere a costante contatto con gli squali in condizioni particolarmente a rischio, ma soprattutto dagli shark feeders. La presenza dell’esca, unita al numero molto elevato di squali (tipicamente squali grigi), pone infatti il feeder nella situazione di poter essere morso accidentalmente. Le mute in acciaio, tuttavia, non costituiscono un sistema protettivo infallibile: testate da Valerie Taylor con diverse specie di squalo, tra cui le verdesche, si sono dimostrate efficaci nell’impedire la penetrazione dei denti di piccoli squali nei tessuti, ma è impensabile che possano costituire un rimedio efficace contro squali di grandi dimensioni quali lo squalo bianco o lo squalo tigre. Da un esperimento condotto sullo squalo bianco, a cui è stato fatto mordere un manichino equipaggiato con una muta d’acciaio, è infatti emerso che i denti di questo grande predatore sono perfettamente in grado di perforare la sottile maglia. La muta, inoltre, non oppone alcuna resistenza alla pressione del morso. Da sottolineare il fatto che, per indurre lo squalo bianco ad azzannare il manichino, quest’ultimo dovette essere ripetutamente investito da secchiate di pastura.

In passato sono state prodotte mute particolari il cui principio constava nell’effetto deterrente esercitato dalla loro colorazione. Su queste ultime era riprodotta la livrea bianca e nera di una specie di serpente marino molto velenoso. La stessa livrea venne poi riprodotta su strisce adesive (Shark camo) per essere poi applicata alle tavole da surf. Il principio su cui si basava il sistema era quello di richiamare nella mente dello squalo l’immagine di una preda potenzialmente pericolosa, inducendolo a non attaccare. Alcune specie (ad esempio lo squalo delle Galapagos) si dimostrarono molto sensibili alla livrea, mentre altre - quali il pinna bianca del reef - risultarono non molto impressionate dalla colorazione della muta. Sfortunatamente, alcuni ricercatori scoprirono in seguito che determinate specie di squalo predavano normalmente quel tipo di serpente marino e l’idea della muta “a strisce” perse un po’ del suo appeal.

Un tipo particolare di muta antisqualo di ultima generazione sfrutta la sensibilità degli squali ai campi elettrici. La muta, brevettata negli Stati Uniti da Valdimir Vlad, è dotata di particolari fibre di ceramica piezoelettrica immerse nel neoprene e collegate ad elettrodi metallici. Il nuoto produce una corrente direttamente proporzionale all’intensità del movimento e alla lunghezza delle fibre, generando un campo elettrico che avvolge completamente il subacqueo. Stando ai dati presentati dell’inventore, questa muta sarebbe in grado di produrre una corrente di diversi Volt, sufficiente a mantenere lontani anche gli squali più curiosi.