Reti antisqualo
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Scritto da Fabrizio   
Le prime reti antisqualo vennero erette nel 1904 a Durban. La prima versione di rete antisqualo prevedeva di delimitare un’area più o meno circolare completamente protetta dagli squali. Sfortunatamente, fu ben presto evidente che un simile sistema era piuttosto fragile, in quanto la continua azione delle onde portava alla distruzione delle reti in tempi piuttosto rapidi. Fu nel 1937 che in Australia venne proposto un sistema di reti discontinue la cui funzione era quella di limitare il numero di squali presenti vicino a riva, piuttosto che eliminarne del tutto la presenza. Lo stesso sistema venne applicato quindici anni più tardi anche in Sudafrica, a Durban. In un solo anno, oltre 550 squali rimasero impigliati nelle reti e gli attacchi si azzerarono.

Il sistema, ancora utilizzato, consiste nel piazzare, su due linee sfalsate, due serie di reti lunghe circa 250m e alte 6 metri ciascuna . Normalmente le reti vengono piazzate a circa 400 metri dalla riva, lontano dal punto di rottura delle onde, preservandone così l’integrità. Le reti vengono abbinate a serie di 1-4 esche che attraggono gli squali, prendendoli all’amo. Responsabile del piazzamento e del ritiro delle reti è il Natal Sharks Board sudafricano. Sfortunatamente, le reti non sono affatto selettive e tendono ad intrappolare specie di squali inoffensive, quali lo squalo toro, ma anche tartarughe marine e delfini. Per evitare che il numero di animali intrappolati risulti eccessivo, le reti vengono rimosse nel periodo della migrazione delle sardine, nell’intorno della metà di giugno di ogni anno. Come accennato, la funzione delle reti non è quella di fungere da barriera agli squali, quanto quella di ridurre la probabilità di un loro incontro con i bagnanti. Lo dimostra il fatto che oltre il 30% delle catture si verifica dal lato delle reti affacciato verso la riva, mentre gli squali si stanno spostando verso il mare aperto. Gli squali catturati e che, al momento dell’ispezione delle reti, vengono trovati ancora vivi vengono marcati e rilasciati. Sfortunatamente, quelli presi all’amo nelle linee con esca sopravvivono solo nel 2-5% dei casi.