Il film "Lo squalo"

A distanza di trent’anni da quando con mia madre vidi per la prima volta al cinema Ideal di Torino il film Lo squalo, mi rendo conto di avere un rapporto conflittuale con questo film. Da un lato lo ritengo unico nel suo genere: il livello di suspense è elevatissimo (almeno fino a quando gli effetti speciali dell’epoca non rendono l’apparizione dello squalo ridicola per uno spettatore dei giorni nostri) e la trama geniale, nella sua semplicità. Allo stesso tempo, tuttavia, mi rendo conto di come questo film sia stato in buona parte, e per molti anni, il motivo dello sterminio e dell’odio incondizionato da parte del genere umano verso questi splendidi, quanto essenziali, predatori.


Dal 1975, data della sua prima uscita al cinema, ad oggi, decine di sceneggiatori e registi hanno tentato di ricrearne l’atmosfera senza mai riuscirci realmente. Spesso, oserei dire, con risultati disastrosi. Non mi riferisco solo alle decine di pellicole che hanno avuto per protagonisti squali tanto assetati di sangue umano, quanto poco credibili nei loro comportamenti, ma anche a barracuda, coccodrilli, piraña e serpenti che sono stati tirati in ballo negli ultimi tre decenni nel tentativo di tenere lo spettatore ancorato alla poltrona con lo stesso livello di suspense del film diretto da Steven Spielberg.

Sta di fatto che, tuttora, questa pellicola rappresenta uno dei film più riusciti della storia del cinema. La sua lavorazione fu un’impresa per quegli anni. Alcune scene del film, infatti, ritraggono veri squali bianchi ripresi nel loro ambiente naturale. La produzione, per ottenere queste riprese, dovette rivolgersi a quelli che, personalmente, ritengo i veri pionieri dello “shark diving” e della filmografia subacquea di genere: gli australiani Ron e Valerie Taylor.

Il lavoro di Spielberg fu difficoltoso fin dalla ricerca del cast, per continuare con la location, gli effetti speciali, le riprese subacquee e la produzione che si dimostrò sin dall’inizio molto scettica sulla riuscita del progetto del regista. Il tempo, la critica e il botteghino diedero, tuttavia, ragione a quest’ultimo.

 



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