Il ruolo degli squali
Squali e alimentazione umana
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Scritto da Fabrizio   

Moltissime popolazioni che abitano zone costiere di paesi del terzo mondo come l’Africa, l’India e lo Sri Lanka, hanno come pressoché unica fonte di proteine proprio la carne di squalo. Questo a seguito all’eccessiva pressione esercitata su altre specie dalla pesca commerciale. Sfortunatamente, così come sottolineato da numerose organizzazioni internazionali quali WildAid, nel corso dell’ultimo decennio il numero di squali è diminuito drasticamente, non risultando nemmeno più sufficiente per il sostentamento delle popolazioni di queste zone. Il declino nel numero di squali è, nella maggior parte dei casi, da imputarsi all’attività svolta da grandi pescherecci provenienti da altre zone del mondo che operano indiscriminatamente su commissione e, spesso, in violazione delle norme locali che regolamentano la pesca.

I dati relativi al numero di catture sono, sfortunatamente, molto frammentati poiché nelle zone di cui sopra non esistono ancora strumenti di monitoraggio adeguati che consentano di acquisire anche solo informazioni di larga massima.

Da stime effettuate da WildAid è emerso che nella sola India, in un quinquennio, il crollo del numero di squali catturati dai pescatori artigianali locali sia stato nell’ordine del 70%. La situazione non è migliore in Kenya, dove i pescatori di una piccola località sull’oceano Indiano segnalano che – in seguito all’arrivo dei pescherecci di grandi compagnie straniere che operano con long lines e reti a strascico– il numero di squali catturati non è nemmeno sufficiente a garantire il sostentamento della popolazione del villaggio, mentre fino a pochi mesi prima la carne in eccesso poteva essere essiccata o salata per poi essere venduta ai villaggi posti nell’interno. Anche per il Messico gli squali risultano fondamentali per il sostentamento di alcune comunità costiere di zone particolarmente povere. La carne dello squalo zambesi (C. leucas), in modo particolare, rientrava regolarmente nella dieta messicana finché anche il numero di rappresentanti di questa specie è andato declinando in modo preoccupante. Tuttavia, va tenuto presente che gli squali - essendo predatori all'apice della catena alimentare - risultano delle sorte di recettori finali di elementi inquinanti quali cadmio, piombo o metilmercurio. Questi composti sono altamente tossici ed è stato comprovato come si trovino in concentrazioni estremamente elevate non solo nelle pinne, ma anche nella carne degli squali. Il loro consumo, a meno che non ci si curi degli effetti collaterali sul lungo periodo (nausea, vomito, tremori, malformazioni dei feti, aborti ecc. ecc..), è quindi quantomeno sconsigliabile.