La ricerca sugli squali

Fare ricerca sugli squali non è impresa semplice. Il primo problema che si presenta è quello della loro osservazione nel loro ambiente naturale che, in taluni casi, può risultare quasi impossibile. Si pensi, a titolo di esempio, a quelle specie che vivono a profondità talvolta quasi impossibili da raggiungere, o in habitat proibitivi, quali le acque gelide dei due poli. Gli squali, a differenza dei cetacei, non hanno la necessità di salire in superficie per respirare. Di conseguenza, la loro osservazione dalla barca è molto difficile, se non in condizioni alterate. Si pensi allo squalo bianco, del cui comportamento predatorio si è riusciti ad avere un quadro abbastanza definito grazie ad osservazioni ottenute attirandolo verso la barca con l’impiego di pastura ed esche. L’osservazione degli squali risulta invece più semplice per quelle specie più abbondanti che popolano tratti di reef facilmente raggiungibili. In ogni caso, il ricorso all’osservazione subacquea è essenziale.

La situazione ideale è quella che consente di osservare gli squali in condizioni controllate, quali quelle di un acquario o di braccio di mare delimitato. Questa condizione tuttavia, sebbene consenta di studiarli principalmente dal punto di vista biologico, poco ci dice del loro reale comportamento predatorio, delle loro abitudini riproduttive e sui loro rapporti sociali. Tuttavia, non tutte le specie si adattano alla vita in cattività. Tutti i tentativi di fare sopravvivere uno squalo bianco in condizioni controllate sono falliti nel giro di pochi mesi e si sono tradotti con la morte dell’esemplare, o con il suo rilascio. Il record di sopravvivenza in cattività appartiene ad una femmina di squalo bianco vissuta per 198 giorni in una vasca dell’acquario di Monterey. Dopo un periodo di cauto ottimismo da parte dei ricercatori sulla sua capacità di adattamento al nuovo ambiente, lo squalo dovette essere rilasciato poiché aveva smesso di nutrirsi. Al momento del rilascio, lo squalo aveva la parte apicale del muso completamente schiacciata a causa dei continui urti contro le pareti dell’acquario.

La tecnologia ha giocato senz’altro un ruolo chiave nel campo della ricerca sugli squali. Grazie ai rapidi progressi ottenuti nel campo dei sistemi di comunicazione, del trasferimento ed immagazzinamento dei dati e alla miniaturizzazione dei dispositivi, è stato possibile far luce su diversi aspetti del loro comportamento.

A titolo di esempio, la messa a punto di complessi dispositivi di marcatura satellitare ha permesso di acquisire informazioni preziosissime sulle rotte seguite dagli squali e sui loro habitat ideali. Grazie ai progetti di marcatura satellitare, oggi siamo in grado di dire che il grande squalo bianco compie spostamenti migratori di migliaia di km.

Difficoltà o meno, grazie agli sforzi di centinaia di ricercatori che hanno dedicato la loro vita allo studio di questi animali, nel corso degli ultimi trent’anni sono stati fatti numerosi passi avanti. Le numerose informazioni attualmente in nostro possesso ci hanno dato la possibilità di conoscere più a fondo gli squali e di non vederli più come una semplice minaccia, ma come animali fragili che meritano il nostro rispetto e il nostro aiuto per poter continuare a giocare il loro ruolo chiave all’apice della catena alimentare.