Morfologia
Denti

I denti di uno squalo, insieme alla sua pinna dorsale, sono un’immagine molto nitida nell’immaginario collettivo; di forma, disposizione e dimensioni diverse costituiscono una sorta di impronta digitale che frequentemente permette ai ricercatori di individuare il responsabile del morso dalla sola analisi delle ferite impresse sulla preda, oltre che le dimensioni indicative dell’esemplare.

In taluni casi il riconoscimento è piuttosto semplice: lo squalo bianco, piuttosto che lo squalo tigre imprimono morsi dal profilo facilmente riconoscibile, ma in altri casi l’impresa è decisamente più ardua, dal momento che svariate specie di squalo grigio dalle dentature tra loro molto simili non sono di così facile ed immediato riconoscimento. Non è raro, tuttavia, che oltre all’impronta del morso il ricercatore di turno trovi un dente conficcato nella preda, o in qualche oggetto azzannato dallo squalo. Contrariamente a quanto si pensa, infatti, i denti degli squali non sono così resistenti: privi di radice vengono facilmente (e frequentemente) persi dall’animale, specialmente quando quest’ultimo addenti qualcosa di resistente. La perdita dei denti, tuttavia, è un fatto naturale e spontaneo quindi non necessariamente legato ad eventi traumatici. Indicativamente, la vita media di un dente di squalo è nell’intorno dei 10-18 giorni, a seconda della specie e dell’età dell’animale. E’ intuibile, però, che una perfetta macchina predatrice come lo squalo non potrebbe funzionare a dovere senza la sua arma principale. La natura ha quindi dotato questi grandi predatori di più file di denti disposte all’interno del cavo orale: la prima fila, definita “funzionale”, consente allo squalo di rimuovere grandi quantità di carne o di trattenere le prede, mentre le altre file vanno a costituire una riserva inesauribile di denti in grado di andare a sostituire entro pochi giorni quelli eventualmente persi dall’animale. La produzione dei denti perdura per tutta la vita dello squalo e, man mano che si formano, quelli delle file più interne alla cavità orale vengono progressivamente spinte in avanti. Lungo questo percorso il dente, inizialmente immerso nel tessuto gengivale, tende a raddrizzarsi fino a raggiungere una posizione completamente eretta quando vada a far parte della fila funzionale.

Per quanto possa sembrare insolito, l’origine dei denti è da ricercarsi nella pelle degli squali: i dentelli dermici (o scaglie placoidi), di cui essa è costituita, all’interno del cavo orale si differenziano in denti che ricoprono le mascelle e vi rimangono ancorati grazie a strati di tessuto connettivale. Non esiste, quindi, una connessione diretta con l’osso della mascella come accade invece per i mammiferi. La struttura dei denti è costituita da una cavità occupata dalla polpa e rivestita di dentina ricoperta di smalto. Quest’ultimo è costituito da cristalli di apatite e fosfato di calcio che rendono la struttura dei denti nel suo complesso estremamente resistente, ma allo stesso tempo debole per via della modalità di ancoraggio del dente al tessuto mascellare.

Dal punto di vista morfologico, i denti si presentano in modo molto differente tra specie e specie. Le ragioni di tali differenze risiedono principalmente nel tipo di dieta dello squalo: alcuni denti di forma triangolare (come quelli dello squalo bianco) sono fatti per tagliare e strappare, altri a “cresta di gallo” – come quelli degli squali tigre - per lacerare anche tessuti meccanicamente resistenti quali il carapace di una tartaruga. Altri squali, la cui dieta si basa su prede viscide e sfuggenti come i cefalopodi, sono dotati di mascelle irte di denti lunghi e acuminati come accade nel caso dello squalo toro. Altre specie, tipicamente bentoniche, sono dotate di denti tozzi e simili a piastre utilizzati per frantumare i gusci dei molluschi.

Le differenze tra i denti degli squali non sono riscontrabili solo tra specie differenti ma, al contrario, sono evidenti anche nello stesso individuo. I denti, infatti, vanno incontro a continui cambiamenti di forma e dimensione man mano che l’animale cresce e, contestualmente, cambia regime alimentare. I denti dell’arcata superiore, inoltre, spesso differiscono in forma e dimensione rispetto a quelli dell’arcata inferiore. Ciò è dovuto alla necessità di ottimizzare l’efficienza del morso: mentre i denti dell’arcata inferiore sono infatti generalmente più piccoli ed appuntiti per garantire una buona presa sulla preda, quelli superiori sono più ampi e spesso dotati di seghettature più o meno pronunciate per lacerarla.

In alcune specie, infine, alla base del dente possono essere presenti piccole strutture definite “cuspidi”. Queste ultime consentono di distinguere rapidamente denti molto simili tra loro quali quelli di alcuni lamniformi: di forma stretta, allungata ed appuntita, i denti del mako, dello squalo toro e del cagnaccio a prima vista appaiono pressoché identici. Tuttavia, nel caso del mako il dente non presenta alcuna cuspide, quella dello squalo toro ne presenta due (una per lato), mentre quello del cagnaccio quattro (due per ciascun lato).