La pesca sportiva

La pesca sportiva è un passatempo che vanta milioni di appassionati nel mondo. Sebbene i promotori di moltissimi importanti tornei di pesca allo squalo siano stati i primi a segnalare un drastico crollo nel numero di esemplari catturati, la pesca ricreativa miete ogni anno milioni di vittime che, per talune specie, superano in numero assoluto le catture effettuate a scopi commerciali.

Secondo dati della US National Marine Fisheries, nel 2004 nelle acque degli Stati Uniti sono stati catturati a scopo ricreativo circa 12 milioni di squali e razze. 359.000 di questi non sono stati rilasciati, ma portati a terra. Il mako pinna corta sembrerebbe essere la specie prediletta dei pescatori, che ne apprezzano il carattere combattivo e lo considerano particolarmente ambito come trofeo. Lo testimonia il fatto che il numero di mako catturati e non rilasciati dai pescatori sportivi, in tre anni su quattro supera quello degli esemplari portati a terra tramite pesca commerciale.

La costa est degli Stati Uniti è considerata il paradiso dei pescatori sportivi che ambiscano a catturare grossi squali: mako, verdesche, smerigli e squali volpe diventano prede abituali dei migliaia di partecipanti a svariati tornei di pesca della West coast.

In alcuni di questi tornei, viene messo in palio un premio extra per coloro i quali si rendano protagonisti della cattura di squali mako di peso uguale o superiore a 113kg.

Nel 2005, uno dei tornei più importanti della costa occidentale degli Stati Uniti ha fatto registrare oltre 2500 catture in soli due giorni.

Come sottolineato da uno studio condotto da Heuter (1992), la pesca commerciale e quella ricreativa sono destinate ad entrare in competizione: in Florida dal 1986 al 1989 si assistette ad un crollo delle catture “ricreative”. Lo stesso periodo coincise con un drastico aumento del numero di esemplari catturati dai battelli commerciali. La situazione divenne così critica che, tra la metà e la fine degli anni ’80, oltre il 50% dei tornei di pesca sportiva vennero abbandonati a causa della carenza di prede.

Anche in Australia la pesca sportiva ha decimato numerose specie di squalo. In modo particolare, negli anni ’60 e ’70, a seguito della diffusione della pesca subacquea, si assistette ad un crollo vertiginoso del numero di squali toro presenti in quelle acque. Per tale motivo, a partire dal 1979 ne venne proibita la pesca in tutte le acque territoriali australiane.

Nel corso degli ultimi anni, forse più per interessi personali che per reali intenti conservazionistici, il numero di esemplari rilasciati dopo la cattura è aumentato sensibilmente. Tale pratica, tuttavia, deve essere eseguita con una certa cautela. Spesso, infatti, gli squali vengono rilasciati con gli ami ancora conficcati in gola con conseguenti rischi di infezioni o complicazioni a seguito della loro eventuale ingestione.