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Conservare gli squali è una priorità
Scritto da Fabrizio   
Giovedì 30 Giugno 2011 08:52

Sabato 25 giugno, si è tenuta a Massa Marittima la conferenza “Salvaguardia degli squali” organizzata dal Centro Studi sugli squali di Aquarium Mondomarino, con la partecipazione di ricercatori dell’Università di Cosenza, dell’Arpat e di Shark Alliance.

La sensazione, già dopo il primo intervento tenuto dal rappresentante dell’Arpat, è che le informazioni che ci saranno fornite nel corso della giornata dipingeranno un quadro quantomeno allarmante della situazione che interessa le acque del pianeta.

Gli squali, purtroppo, non godono di una buona reputazione: gli sporadici attacchi che si verificano nel corso dell’anno (mediamente dai 50 ai 70 casi registrati in tutto il mondo) vengono ampiamente pubblicizzati, concorrendo ad alimentare la credenza popolare secondo la quale “meno squali ci sono in giro, meglio è per tutti noi”. Niente di più sbagliato.

La posizione apicale occupata dagli squali nella catena alimentare li rende, infatti, animali fondamentali per il mantenimento degli equilibri dell’ecosistema marino ed una loro eventuale scomparsa dalle acque del globo avrebbe conseguenze difficilmente pronosticabili. Ciò che è certo è che laddove la loro presenza sia già stata ampiamente messa a rischio, si è assistito al proliferare incontrollato delle loro prede abituali. Queste ultime, non essendo più limitate dai loro predatori naturali, sono cresciute esponenzialmente in numero ed hanno aumentato la pressione predatoria su quelle che si trovano nel gradino immediatamente successivo della catena alimentare, in una sorta di allarmante effetto domino.

Sono alcune loro caratteristiche intrinseche a rendere gli squali particolarmente vulnerabili: alcuni esemplari vivono per decenni, ma raggiungono la maturità sessuale solo a dieci-dodici anni di età. Nel caso dello spinarolo, sebbene si stimi che questo possa vivere fino a circa settant’anni, le femmine di alcune popolazioni iniziano a riprodursi solo quando raggiungono i 30-35 anni. Una volta avvenuto l’accoppiamento, la gestazione è di circa due anni e può portare al parto di circa 20 squaletti alla volta. Tuttavia, solo una piccola percentuale sopravvivrà sufficientemente a lungo da poter raggiungere la maturità sessuale e, successivamente, riprodursi. In alcune specie di squalo, inoltre, si assiste a segregazione sessuale: maschi e femmine vivono cioè in areali separati fino al momento dell’accoppiamento. Questo fenomeno ne mette seriamente a rischio la sopravvivenza, poiché li espone a catture selettive. E’ infatti probabile che, una volta individuata la zona in cui si concentrano gli esemplari di uno dei due sessi, la pesca intensiva ne eradichi quasi completamente i rappresentanti con conseguenze disastrose per la conservazione della specie.

E’ proprio la pesca intensiva, oltre al degrado dell’habitat naturale degli squali, a rappresentare il maggior fattore di rischio per la conservazione di questi animali. La carne di squalo, ma soprattutto le loro pinne, richiestissime sul mercato orientale, rendono questi animali una preda ambita per le grandi compagnie di pesca. Spagna, Francia e Gran Bretagna sono tra i paesi europei maggiormente attivi nella cattura degli squali.

E l’Italia? L’Italia, sebbene non rivesta un ruolo di primissimo piano per quanto concerne il numero di esemplari catturati, è uno dei maggiori consumatori ed importatori di carne di squalo a livello mondiale. Spinarolo, verdesca, smeriglio e palombo sono costantemente sotto i nostri occhi sui banchi del pesce degli ipermercati, così come prodotti “misteriosi” quali la vitella di mare o la canesca, che altro non sono che carne di squalo venduta sotto mentite spoglie. Attenzione, inoltre, alle truffe. La carne di smeriglio o di mako, a titolo di esempio, è di aspetto molto simile (ma tutt’altro che indistinguibile per un occhio esperto) a quella del pesce spada e come tale viene talvolta venduta da commercianti poco onesti. Il motivo è molto semplice ed è di tipo puramente economico: poiché la carne di squalo è fino a dieci volte meno cara di quella del pesce spada, i margini di guadagno per i venditori disonesti sono elevatissimi.

Tuttavia, sebbene la commercializzazione della carne di squalo concorra pesantemente al problema della loro conservazione, è il finning a giocare un ruolo determinante nello sterminio incontrollato a cui inconsapevolmente assistiamo ogni giorno. Il mercato orientale genera una tale domanda sul mercato da rendere il taglio delle pinne un business milionario: perché, quindi, riempire le stive dei pescherecci con di carne di squalo, quando il valore delle loro pinne è nettamente superiore? Per questo motivo, gli squali catturati vengono privati delle pinne e il resto della carcassa ributtata in mare. E quando ciò accade, spesso sono ancora vivi.

A prescindere dalle modalità – più o meno brutali – con cui gli squali vengono uccisi, la pressione della pesca intensiva su di essi ed il degrado del loro habitat naturale hanno portato il 42% delle specie sull’orlo dell’estinzione. Un ulteriore 18% rischia di diventarlo a breve, mentre per il 26% non ci sono dati sufficienti a stabilirne lo stato di conservazione. Mako, smeriglio, squalo toro e molti altri sono classificati come gravemente in pericolo, così come risultano in pericolo lo squalo grigio, lo squalo bianco ed il cagnaccio.

La percentuale di riduzione del numero di squali nei nostri mari è impressionante: verdesche, squali volpe, mako e squali martello hanno subito crolli delle rispettive popolazioni che vanno dal 95 al 99%. O si inverte la tendenza, ammesso che ci sia ancora il tempo per farlo, o ben presto scompariranno del tutto.

A fronte della gravità della situazione, non resta che attivarsi e dare il proprio contributo nel tentativo di arginare il fenomeno. Piccoli gesti quotidiani, quali la maggiore attenzione a cosa si acquista al supermercato o sulle bancarelle di un villaggio di pescatori, la sensibilizzazione di chi non vive il mare in prima persona come noi subacquei, o la firma di una petizione contro il finning possono contribuire a facilitare il lavoro di quanti, come i numerosi membri di SharkAlliance, stanno tentando di salvaguardare un patrimonio comune: gli squali.

Fabrizio Gioelli (SharkAbout.com)