Immergersi con gli squali - Istruzioni per l'uso

Una pinna che solca la superficie dell’oceano, un urlo lancinante ed il panico dei bagnanti che in preda al terrore fuggono dall’acqua al grido: “squalo, squalo”. Erano i primi anni settanta e il celebre film “Lo squalo” aveva colpito nel segno riuscendo a trasferire, dal grande schermo alle menti degli spettatori, l’immagine terrificante del mostro marino pronto a divorare chiunque si avventurasse nel suo regno.

Da allora i tempi sono certamente cambiati. Lo squalo, temuto predatore dei mari e incubo di subacquei e bagnanti, nell’ultimo ventennio è incredibilmente salito alla ribalta divenendo a tutti gli effetti un’attrazione turistica. L’epoca in cui subacquei quali Ron e Valerie Taylor stupivano il mondo intero, scendendo in acqua tra decine di squali senza alcun tipo di dispositivo di protezione, sembrano lontanissimi. La realtà è che oggi immergersi tra gli squali è divenuta una prassi per migliaia di subacquei di tutto il mondo. A partire dalla fine degli anni settanta, alcuni lungimiranti dive operators del Mar dei Carabi e dell’Oceano Indiano iniziarono, sulla scia del successo del film Lo squalo, ad intravedere la possibilità di sfruttare il fascino esercitato da questi magnifici predatori sulla mente umana per offrire alla loro clientela un nuovo tipo di immersioni ad alto contenuto adrenalinico. Da allora - sono passati oltre vent’anni - l’industria dello “shark diving” è cresciuta esponenzialmente divenendo, da attività per pochi temerari, un business per numerosi centri di immersione.

Ma qual è la motivazione che spinge noi subacquei alla ricerca di un incontro ravvicinato con questi tanto affascinanti quanto potenzialmente micidiali abitanti degli abissi? Ciascuno ha la propria risposta. Chi, come me, ha iniziato a leggere racconti di squali all’età di sette anni e che è cresciuto con il desiderio inconscio di fare degli squali una professione, certamente comprenderà le ragioni che spingono un individuo a sobbarcarsi giorni di viaggio con la speranza di incontrare uno di questi animali nel suo ambiente naturale, anche solo per pochi minuti. La ricerca della scarica di adrenalina, della foto scattata in compagnia di uno squalo da mostrare agli amici o, semplicemente, la volontà di affrontare le proprie paure sono motivi altrettanto validi, che ciascuno di noi porta dentro di sé. Una cosa è certa: scendere in acqua con gli squali è un’esperienza unica, che rimarrà impressa nella vostra mente nel corso degli anni.

Ma dove incontrarli? La risposta alla domanda “dove si trovano gli squali?” è molto semplice e potrebbe essere riassunta con un generico “dovunque” dal momento che questi ultimi sono in grado di tollerare un ampio spettro di condizioni ambientali. In linea generale gli squali spaziano dalle acque polari a quelle tropicali, dalle fosse abissali alle lagune, dalle acque dolci a quelle salate. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, dunque.

Se è vero che gli squali sono diffusi in tutti i mari del mondo, è altrettanto vero che non sempre sono facili da incontrare. Mentre in alcune zone è sufficiente essere dotati di maschera e pinne, in altre è necessario pianificare il viaggio con cura, nei giusti periodi dell’anno, ed affidarsi ad operatori specializzati. Attualmente, in tutto il mondo, esistono centinaia di centri specializzati nello Shark diving. I punti di immersione sono diffusi in tutti i cinque continenti e spaziano dalle tiepide acque tropicali dei Caraibi, a quelle gelide dell’estremità meridionale del Sudafrica.

Sebbene non sia essenziale rivolgersi ad un centro di immersione, è sicuramente consigliabile – oltre che molto più sicuro - immergersi con personale specializzato che conosce i punti di immersione, le specie presenti e la loro eventuale pericolosità. Inoltre, è bene non dimenticare che, sebbene alcuni siti di immersione quali - a titolo di esempio - i Giardini della Regina garantiscano al 100% di incontrare l’oggetto dei nostri desideri, in molti altri casi è necessario attirare gli squali nella zona in cui abbiamo intenzione di immergerci e, quel che più conta, tenerceli il più a lungo possibile. Ciò richiede logistica, disponibilità di mezzi ed esperienza che solo professionisti del settore sono in grado di garantire.

Pianificare il viaggio

Orientarsi verso una crociera subacquea, piuttosto che verso una serie di immersioni da riva è una scelta subordinata ad una serie di circostanze. La presenza di accompagnatori non subacquei farà sicuramente ricadere la scelta verso la seconda soluzione, a discapito del numero di immersioni che è possibile effettuare in una giornata.

Il costo del viaggio è, sicuramente, un aspetto da tenere in considerazione. L’industria subacquea è molto competitiva: attualmente esistono oltre 300 Tour Operators specializzati in Shark Diving e le differenze di prezzo nascondono, il più delle volte, oggettive differenze nel servizio offerto. In fase di pianificazione è bene informarsi sulle condizioni meteo locali e sul miglior periodo in cui organizzare il viaggio. Da non trascurare le vaccinazioni, nel caso si stia pianificando un viaggio in zone potenzialmente a rischio, e polizze assicurative che coprano eventuali incidenti subacquei, furto o smarrimento dell’attrezzatura, e forniscano assistenza sul luogo della vacanza.

Fondamentale è la scelta dell’attrezzatura, che non può prescindere dalla conoscenza delle condizioni ambientali (temperatura dell’acqua, visibilità…) del sito di immersione: immergersi in una gabbia in Sudafrica con l’acqua a 10°C e indossare un mutino da 3 mm sicuramente è da temerari, ma altrettanto sicuramente non vi consentirà di avere la mano ferma mentre state scattando una foto. Al contrario, trovarsi ai Carabi con l’acqua a 30°C ed avere a disposizione solo una muta stagna, può essere imbarazzante. Avere un’attrezzatura da immersione completa, tuttavia, può essere complicato e, soprattutto, dispendioso quando raggiungere il luogo d’immersione comporti un passaggio aereo. Ricordate che nel prezzo del biglietto è compresa una franchigia di bagaglio non particolarmente generosa e prossima ai 20kg (a maggior ragione per un subacqueo che, nella migliore delle ipotesi, viaggia con almeno 10-12 kg di attrezzatura standard), a meno che non si stia viaggiando in business class o in prima classe. E’ bene valutare, quindi, la possibilità di lasciare qualche gadget a casa, se non indispensabile e, soprattutto, se pensate di poterlo affittare sul posto ad un prezzo ragionevole. Non lesinate, al contrario, sui metri di pellicola (o sui Mb di memoria, se usate attrezzatura video digitale) perché al vostro primo incontro con uno squalo, gli scatti e i minuti di ripresa a disposizione non saranno mai abbastanza. Una volta presi in considerazione tutti questi aspetti, non resta che scegliere con quale squalo avere a che fare. La maggior parte dei siti di immersione consente di incontrare più di una specie e questo è tanto più vero, quanto più si è fortunati. Alcuni siti, al contrario, consentono di incontrare un’unica specie anche se, ovviamente, in mare tutto può accadere. E’ il caso, ad esempio, delle immersioni in gabbia appositamente studiate per far visita al grande squalo bianco.

In acqua

Finalmente in acqua. Ovunque abbiate deciso di andare, qualsiasi sia la specie (o le specie) con cui avete deciso di condividere il mare, l’emozione sarà forte e le regole da rispettare più o meno sempre le stesse. Considerate che una volta in acqua, lo squalo avrà almeno tanta paura di voi, quanto voi di lui e, spesso, il problema sarà più quello di farlo avvicinare che quello di tenerlo a distanza. E’, quindi, importante evitare qualsiasi atteggiamento intimidatorio, seppur banale. Muoversi in modo nervoso e a scatti non è un buon biglietto da visita. Molto meglio utilizzare movimenti lenti o, meglio, stare fermi – condizioni di immersione permettendo. In alcuni casi, per quanto ciò possa apparire strano, lo squalo non apprezza l’essere guardato negli occhi. Se siamo in gabbia e un Grande squalo bianco ci sta osservando per capire che cosa siamo e dove potrebbe essere il pericolo nell’avvicinarsi, lasciamo che si abitui alla nostra presenza, senza fissarlo insistentemente (consiglio che deriva da un fotografo professionista come Jeremy Stafford-Deitsch) e senza assumere atteggiamenti che potrebbero essere fraintesi dall’animale. Se siamo i primi ad entrare nella gabbia, è bene attendere qualche istante prima di utilizzare flash e luci che potrebbero risultare fastidiose, pena il probabile allontanamento del nostro amico. Alcuni primi piani ben fatti, una volta che il protagonista si sarà avvicinato, ripagheranno sicuramente la nostra pazienza.

Controllare la respirazione è, sicuramente, un buon punto di partenza per non spaventare gli squali che abbiano, eventualmente, intenzione di avvicinarsi. Ciò è soprattutto vero nel caso di alcune specie particolarmente sensibili quali gli squali martello. L’utilizzo di un rebreather, che ricircolando la maggior parte dei gas esalati risulta un dispositivo decisamente meno rumoroso del normale gruppo ARA, aumenta notevolmente le chance di essere protagonisti di un incontro ravvicinato con uno squalo martello.

Nel caso di immersioni guidate, e in siti particolarmente “turistici”, è bene attenersi scrupolosamente alle istruzioni della guida, specialmente quando quest’ultima abbia intenzione di attirare gli squali con del pesce o, addirittura, fare dello “shark feeding”. In quest’ultimo caso, infatti, (senza entrare nel merito dell’eticità dello “Shark feeding”) è bene non distogliere gli squali dalla routine a cui sono stati abituati. Importante è, inoltre, rispettare la posizione assegnataci dalla guida nel corso del briefing pre-immersione.

Un concetto è bene resti bene impresso nella mente dell’aspirante shark diver: immergersi in compagnia degli squali non comporta particolari rischi fintanto che si usa il buon senso e ci si assume la responsabilità di avvicinarli nel modo corretto.