Animali fragili

Sebbene tra i più grandi e temuti predatori dei mari, gli squali sono animali estremamente fragili. Sopravissuti nei millenni mantenendo pressoché inalterate le loro caratteristiche, si trovano ora a dover fronteggiare una minaccia al di sopra delle loro possibilità: l’uomo.

Sono alcune loro caratteristiche biologiche, etologiche e riproduttive a renderli particolarmente vulnerabili:

Posizione nella catena alimentare

All’apice della catena alimentare, gli squali non sono in grado di sopportare una forte pressione da parte di altri predatori, indipendentemente dal fatto che si tratti di loro simili, di mammiferi marini, o dell’uomo. Prima dell’avvento della pesca intensiva, gli unici limitatori naturali degli squali erano rappresentati da esemplari più grandi, dalle orche e il tempo. La situazione attuale, che vede milioni di esemplari uccisi ogni anno, non consente un sufficiente ricambio generazionale. Le caratteristiche degli squali, infatti, rendono estremamente lenta e limitata la loro capacità di ripresa in termini numerici.

Meccanismi di riproduzione

Alcuni esemplari vivono per decenni, ma raggiungono la maturità sessuale solo a dieci-dodici anni di età. Nel caso dello spinarolo, ad esempio, sebbene si stimi che questo possa vivere fino a circa settant’anni, le femmine sono sessualmente mature solo a dodici anni. Una volta avvenuto l’accoppiamento, la gestazione è di circa due anni e può portare al parto di circa 20 squaletti alla volta. Considerando che una buona parte di essi non diverrà mai adulta, ciò significa che dopo quattordici anni una femmina di spinarolo avrà generato soltanto altri 10-12 individui in grado, potenzialmente, di divenire a loro volta adulti sessualmente maturi (ammesso e non concesso che questi ultimi non vengano catturati prima di essersi a loro volta riprodotti). Il caso dello spinarolo è particolarmente eclatante considerato il fatto che la popolazione dell’Atlantico del nord è stata pressoché decimata. Sfortunatamente, si tratta solo di uno tra decine di esempi possibili.

Nell’ambito della pesca agli squali, la situazione peggiore che si può verificare è rappresentata dalla cattura di esemplari di femmine gravide la cui uccisione in alcuni casi impedisce la nascita di decine di piccoli e mette seriamente a rischio la sopravvivenza della specie. Va tuttavia ricordato che non tutte le specie partoriscono numerosi squaletti. Esiste infatti il fenomeno dell’adelfofagia, osservato per esempio nello squalo toro. Gli embrioni all’interno dell’utero si nutrono dei loro simili, con il risultato che viene dato alla luce un solo esemplare alla volta.

Segregazione per età e sesso

In alcune specie di squalo si assiste a segregazione sessuale: maschi e femmine vivono cioè in areali separati fino al momento dell’accoppiamento. Questo fenomeno ne mette seriamente a rischio la sopravvivenza, poiché li espone a catture selettive. E’ infatti probabile che, una volta individuata la zona in cui si concentrano gli esemplari di uno dei due sessi, la pesca intensiva ne eradichi quasi completamente i rappresentanti con conseguenze disastrose per la conservazione della specie.

Una situazione analoga si verifica laddove le specie segreghino in funzione dell’età. In questo caso solo gli esemplari più giovani, o quelli adulti rischiano di essere catturati in massa.

Assenti dalle acque più profonde

E’ stato recentemente appurato che, a differenza di altri pesci, gli squali difficilmente si avventurano in acque di profondità superiori ai tremila metri. Al contrario, la maggior parte di essi trova il proprio habitat naturale a profondità tali per cui la loro cattura è estremamente semplice, oltre che frequente.